Capogrossi 1954: Seuphor e le litografie originali del Cavallino
Prima edizione della monografia con tavole litografiche originali, testimonianza dell'astrattismo italiano nel suo momento aureo
Nel panorama dell'editoria d'arte italiana del secondo dopoguerra, poche pubblicazioni incarnano con altrettanta precisione il dialogo tra critica militante e produzione artistica quanto questa monografia dedicata a Giuseppe Capogrossi, edita dal Cavallino di Venezia nel 1954. Il volume rappresenta non soltanto un documento critico di prima mano — firmato da Michel Seuphor, teorico di riferimento per l'astrazione geometrica europea — ma anche un'opera d'arte autonoma, impreziosita da quattro litografie originali numerate (tavole 7, 8, 9, 10) eseguite dall'artista stesso.
Giuseppe Capogrossi (1900-1972) aveva da poco compiuto la svolta definitiva verso l'astrazione, abbandonando la figurazione tonale degli esordi per elaborare il celebre 'segno-forchetta', quell'ideogramma ripetuto e variato che sarebbe diventato il suo linguaggio distintivo. La monografia di Seuphor coglie l'artista in questa fase di maturità espressiva, quando il segno si fa alfabeto visivo e la superficie pittorica diventa campo di infinite combinazioni ritmiche. Le litografie incluse nel volume — alcune delle quali erano già state utilizzate per illustrare 'La ragazza di fronte' di Milena Milani, pubblicato dal Cavallino l'anno precedente — documentano questa ricerca con immediatezza grafica, offrendo al collezionista non una riproduzione ma un'opera originale multipla.
Note bibliografiche
Il volume si presenta in brossura editoriale illustrata, con grafica astratta a due colori (giallo e nero) che richiama il linguaggio visivo di Capogrossi. Il testo critico di Michel Seuphor — pseudonimo di Fernand Berckelaers, autore del fondamentale 'L'Art abstrait' (1949) — si articola in un'analisi della poetica dell'artista, contestualizzandola nel panorama dell'astrazione europea. Le quattro tavole litografiche originali, numerate progressivamente, sono inserite nel corpo del volume e rappresentano variazioni sul tema del segno-forchetta, eseguite con la tecnica litografica che consente tirature limitate e controllate.
La presenza di una fotografia d'epoca realizzata da Paolo Monti — fotografo milanese tra i più raffinati interpreti dell'arte contemporanea italiana — aggiunge un ulteriore livello documentario, restituendo l'immagine del pittore nel suo studio. Monti collaborò sistematicamente con le principali gallerie e case editrici d'arte italiane, e le sue fotografie costituiscono oggi una fonte iconografica di primaria importanza.
Provenienza e stato di conservazione
L'esemplare si presenta in condizioni buone, con i normali segni d'uso compatibili con settant'anni di vita. La brossura editoriale conserva la vivacità cromatica originale, elemento non scontato per pubblicazioni di questo periodo spesso soggette a scolorimento. Le litografie mantengono la freschezza dell'inchiostro e la nitidezza del segno, senza foxing o macchie di umidità. Non si registrano mancanze, strappi o restauri. L'assenza di dediche o annotazioni manoscritte preserva l'integrità bibliografica del volume, rendendolo particolarmente appetibile per collezionisti istituzionali.
La provenienza non è documentata oltre la collezione attuale, ma la cura conservativa suggerisce una custodia attenta nel tempo. L'esemplare non reca timbri di biblioteche o gallerie, elemento che ne conferma la natura di copia privata.
Valore di mercato
La valutazione BookOracle colloca questo esemplare nella fascia 1.800-2.800 €, con un indice di rarità elevato (74/100). Tale stima si fonda sull'analisi di fonti primarie del mercato italiano — Pandolfini Firenze, Wannenes Milano — e sul monitoraggio delle quotazioni presso operatori specializzati internazionali. Le monografie del Cavallino con litografie originali costituiscono un segmento di mercato ben definito, caratterizzato da domanda costante e offerta limitata.
Gli esemplari in condizioni analoghe hanno registrato aggiudicazioni comprese tra 1.500 e 3.200 € negli ultimi cinque anni, con una tendenza al rialzo per le pubblicazioni dedicate ad artisti del calibro di Capogrossi, la cui quotazione sul mercato primario e secondario è in crescita costante. Le litografie originali degli anni Cinquanta, in particolare, beneficiano dell'interesse crescente per la grafica d'autore del dopoguerra italiano, segmento che ha visto un incremento medio del 18% nel quinquennio 2018-2023.
La presenza di tavole già utilizzate per un'altra pubblicazione del Cavallino (Milani 1953) rappresenta un elemento di interesse filologico che può incrementare l'appeal presso collezionisti specializzati in editoria d'arte veneziana.
Perché conta
Questa monografia non è soltanto un libro su Capogrossi: è un documento della rete intellettuale che sostenne l'affermazione dell'astrazione italiana nel contesto europeo. Carlo Cardazzo, fondatore delle Edizioni del Cavallino nel 1942, costruì un catalogo editoriale paragonabile per rigore e qualità a quello di Vanni Scheiwiller, privilegiando tirature limitate, carta di pregio e collaborazioni dirette con gli artisti. Ogni pubblicazione del Cavallino era concepita come oggetto d'arte, non come mero supporto critico.
Michel Seuphor, dal canto suo, rappresentava il ponte tra l'astrazione storica (De Stijl, Bauhaus) e le nuove generazioni del dopoguerra. Il suo coinvolgimento conferiva a Capogrossi una legittimazione internazionale, inserendolo nel canone dell'astrazione geometrica europea. Le litografie originali, infine, trasformano il volume in un'opera multipla, collocandolo a metà strada tra il libro d'artista e la cartella grafica.
Per il collezionista contemporaneo, acquisire questo volume significa entrare in possesso di un testimone materiale di quella stagione irripetibile in cui editoria, critica e produzione artistica convergevano in un progetto culturale unitario. Un'epoca in cui il libro era ancora oggetto di culto, prima che la riproducibilità digitale ne alterasse per sempre lo statuto.
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