Invito Capogrossi con disegno autografo, Galleria del Naviglio 1963
Raro ephemeron con motivo a pettine e dedica personale dell'esponente dell'Informale italiano
Nel panorama del collezionismo di grafica d'artista del secondo dopoguerra, gli inviti personalizzati con disegni autografi rappresentano testimonianze di particolare fascino documentario. L'esemplare qui esaminato — un invito originale per la mostra personale di Giuseppe Capogrossi presso la Galleria del Naviglio 2 di Milano, tenutasi dal marzo al 16 aprile 1963 — si distingue per la presenza di un disegno a pennarello nero raffigurante il celebre motivo a 'pettine', accompagnato dalla dedica manoscritta 'per la piccola Renata' e dalla firma autografa dell'artista.
Note bibliografiche
Giuseppe Capogrossi (Roma, 1900-1972) figura tra i protagonisti assoluti dell'astrattismo segnico europeo. Formatosi nell'ambito della pittura figurativa, nel 1949 compì una svolta radicale abbandonando la rappresentazione mimetica per dedicarsi esclusivamente a un alfabeto visivo fondato sulla ripetizione seriale di un unico segno-simbolo, il cosiddetto 'pettine' o 'forchetta'. Cofondatore nel 1951 del Gruppo Origine insieme a Alberto Burri, Ettore Colla e Mario Ballocco, Capogrossi sviluppò un linguaggio pittorico di straordinaria coerenza formale, esplorando infinite variazioni cromatiche e compositive del suo motivo iconico. La mostra del marzo 1963 alla Galleria del Naviglio si colloca nel pieno della maturità espressiva dell'artista, quando la sua ricerca aveva già conquistato riconoscimento internazionale con partecipazioni alla Biennale di Venezia e mostre in Europa e Stati Uniti. L'invito, stampato su carta avorio di formato ridotto, reca sul verso le consuete informazioni espositive; il recto è stato personalizzato dall'artista con il disegno a pennarello, trasformando un semplice documento promozionale in opera grafica autonoma.
Provenienza e stato di conservazione
La dedica 'per la piccola Renata' suggerisce che l'invito fu donato dall'artista a una giovane collezionista o alla figlia di un amico, conferendo all'oggetto un carattere intimo e affettivo. La Galleria del Naviglio, fondata a Venezia nel 1946 da Carlo Cardazzo e trasferita a Milano con una seconda sede nel 1955, rappresentò uno dei poli nevralgici dell'avanguardia italiana ed europea del dopoguerra, ospitando mostre di Lucio Fontana, Emilio Vedova, Mark Rothko e Jackson Pollock. Esporre al Naviglio significava entrare nel circuito internazionale dell'arte contemporanea più avanzata. Lo stato di conservazione dell'esemplare risulta buono: la carta presenta la naturale patina del tempo, con lievi tracce di manipolazione ai margini, ma il disegno a pennarello mantiene intatta la sua freschezza grafica. Non si rilevano strappi, mancanze o restauri. La firma autografa e la dedica sono perfettamente leggibili, elementi che accrescono significativamente il valore documentario e collezionistico del pezzo.
Valore di mercato
La valutazione di 3.900-6.500 € riflette la convergenza di diversi fattori: la rarità dell'oggetto, la presenza del disegno autografo, la provenienza prestigiosa e il contesto storico-artistico. Il mercato degli inviti personalizzati da artisti dell'Informale italiano ha registrato negli ultimi anni un crescente interesse, con aggiudicazioni significative presso case d'aste quali Christie's Milano, Pandolfini Firenze, Il Ponte e Finarte. Disegni autografi di Capogrossi su carta di piccolo formato oscillano generalmente tra 4.000 e 8.000 €, a seconda delle dimensioni, della complessità compositiva e della provenienza. L'invito in esame si colloca nella fascia medio-alta di questa forchetta, considerando che la natura effimera del supporto è compensata dalla rarità tipologica e dal valore storico-documentario. Esemplari comparabili — inviti con dediche autografe di artisti coevi come Fontana o Vedova — hanno raggiunto quotazioni analoghe in aste specializzate. La dedica personale, lungi dal costituire un elemento di deprezzamento, aggiunge un coefficiente di unicità che i collezionisti di documenti d'artista apprezzano particolarmente.
Perché conta
Questo invito personalizzato trascende la sua funzione originaria di ephemeron promozionale per assurgere a testimonianza tangibile del rapporto diretto tra artista e pubblico nell'Italia del boom economico. Il gesto di Capogrossi — trasformare un banale invito in dono personalizzato mediante l'apposizione del suo segno iconico — rivela la generosità e l'accessibilità umana di un maestro che, pur operando su scala internazionale, manteneva legami personali con il tessuto sociale milanese. Dal punto di vista storico-artistico, l'oggetto documenta la centralità della Galleria del Naviglio nel sistema espositivo italiano degli anni Sessanta e la diffusione capillare dell'estetica informale anche attraverso canali non convenzionali. Per il collezionista contemporaneo, acquisire un pezzo di questo tipo significa possedere un frammento autentico della storia dell'arte italiana, un oggetto che coniuga valore estetico, documentario e affettivo. La rarità di inviti autografati da Capogrossi sul mercato — la maggior parte dispersa o conservata in archivi privati — rende ogni esemplare emerso un'opportunità difficilmente replicabile.
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