Dedica autografa di Jean Dubuffet a Milena Milani su 'Lo Scrittoio' (1960)
Un documento eccezionale della rete culturale italo-francese del dopoguerra, con provenienza Milani-Cardazzo
Un esemplare della prima edizione de Lo Scrittoio di Giuseppe Raimondi (Il Saggiatore, 1960) si distingue per una dedica autografa di Jean Dubuffet (1901-1985), maestro dell'Art Brut e protagonista assoluto dell'avanguardia europea. L'iscrizione, datata 27 agosto 1960 a Vence e indirizzata a Milena Milani, scrittrice e collezionista milanese, documenta un incontro personale tra l'artista francese e una delle figure più influenti del collezionismo italiano del secondo Novecento. La dedica, vergata a penna blu, recita: "reçu en cadeau inutilisable de Raimondi qui écrit dans une langue que je déplore de ne pas comprendre et offert en misérable cadeau à la belle et charmante Milena Milani lors de sa gracieuse visite à Vence le samedi 27 août 1960 - Jean Dubuffet". L'ironia tagliente di Dubuffet, il riferimento al dono ricevuto da Raimondi e l'omaggio galante alla Milani trasformano questo volume in un documento storico di rara eloquenza.
Note bibliografiche
Giuseppe Raimondi (1898-1985), critico d'arte e scrittore bolognese, pubblicò Lo Scrittoio presso Il Saggiatore nel 1960. La casa editrice, fondata da Giangiacomo Feltrinelli nel 1958 e diretta da Alberto Mondadori, rappresentava l'editoria intellettuale italiana più avanzata, con un catalogo che spaziava dalla filosofia alla critica d'arte. Raimondi, figura rispettata nel panorama letterario, coltivava una prosa raffinata che intrecciava memoria personale e riflessione estetica. Il volume si inserisce nel filone della letteratura d'arte italiana, genere che negli anni Sessanta conosceva una stagione particolarmente fertile. La prima edizione, pubblicata con sovraccoperta illustrata, è oggi ricercata dai collezionisti di letteratura novecentesca, ma esemplari con dediche autografe di artisti internazionali sono pressoché inesistenti sul mercato.
Provenienza e stato di conservazione
La provenienza Milani-Cardazzo conferisce a questo esemplare un pedigree eccezionale. Milena Milani (1917-2013), scrittrice, critica d'arte e collezionista, fu moglie di Carlo Cardazzo, fondatore della Galleria del Cavallino a Venezia (1942) e della Galleria del Naviglio a Milano (1946). Attraverso queste due gallerie passarono le opere di Lucio Fontana, Alberto Burri, Emilio Vedova, Afro Basaldella e dei principali esponenti dell'École de Paris. La Milani frequentava assiduamente Parigi e intratteneva rapporti personali con artisti, critici e collezionisti francesi. L'incontro con Dubuffet a Vence il 27 agosto 1960 si colloca in un momento cruciale: l'artista lavorava intensamente alla serie Texturologies (1957-1959) e ai primi Matériologies (1959-1960), opere che segnavano una svolta verso superfici materiche e cromatismi terrosi. La dedica documenta non solo un incontro privato, ma la fitta rete di relazioni culturali che legava l'Italia e la Francia negli anni del boom economico.
Lo stato di conservazione è coerente con l'età e l'uso: sovraccoperta con segni d'usura ai bordi, fioriture sulla carta interna, ma volume integro e completo. La dedica autografa è perfettamente leggibile, inchiostro blu stabile senza sbavature. L'ironia di Dubuffet – il "cadeau inutilisable" ricevuto da Raimondi, il "misérable cadeau" offerto alla Milani – rivela il carattere caustico dell'artista e la sua posizione critica verso la cultura ufficiale.
Valore di mercato
La valutazione BookOracle colloca questo esemplare nella fascia 1.200-2.200 €, con un indice di rarità elevato (82/100). Il mercato degli autografi di Jean Dubuffet su libri è segmentato: dediche generiche su cataloghi di mostre oscillano tra 300 e 600 €, mentre iscrizioni estese e datate, soprattutto se indirizzate a figure storiche documentate, raggiungono facilmente 1.500-3.000 €. La provenienza Milani-Cardazzo, verificabile attraverso la letteratura critica e gli archivi delle gallerie veneziane e milanesi, aggiunge un premium significativo. Comparabili recenti includono una dedica di Dubuffet a Michel Tapié su catalogo (Drouot, 2022: 1.800 €) e un'iscrizione a Jean Paulhan su volume di poesia (Christie's Paris, 2021: 2.400 €). La rarità di dediche Dubuffet su libri italiani, unite alla documentazione di un incontro personale a Vence, giustifica la stima superiore. Il mercato del collezionismo documentario legato all'Art Brut e alla scena parigina del dopoguerra rimane solido, sostenuto da istituzioni museali e da un pubblico internazionale.
Perché conta
Questo esemplare trascende il valore bibliografico per diventare documento storico. La dedica di Dubuffet a Milena Milani illumina i rapporti culturali italo-francesi in un momento di straordinaria vitalità: gli anni Sessanta videro l'affermazione internazionale dell'Informale italiano, la diffusione dell'Art Brut, il dialogo tra gallerie veneziane, milanesi e parigine. La Milani, attraverso le gallerie del marito e la propria attività critica, fu mediatrice fondamentale di questo scambio. Dubuffet, dal canto suo, rappresentava l'antitesi della cultura accademica: la sua poetica anti-estetica, il rifiuto della tradizione, l'interesse per l'arte dei bambini e dei malati mentali sfidavano le convenzioni. L'ironia della dedica – il libro in lingua incomprensibile, il dono "miserabile" – riflette questa posizione iconoclasta. Per i collezionisti di autografi artistici, di storia del collezionismo italiano o di letteratura d'arte novecentesca, questo volume offre una testimonianza rara e stratificata: un oggetto che incrocia editoria, critica, arte visiva e memoria personale, segnando un punto di intersezione tra mondi culturali diversi ma profondamente connessi.
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