Giuseppe Capogrossi e D'Ars Agency: un bollettino milanese del 1963
Quando l'arte informale italiana si faceva cronaca: il numero 2 del 1963 con copertina originale del maestro dell'astrazione
Nel panorama editoriale milanese dei primi anni Sessanta, pochi periodici seppero documentare con altrettanta lucidità il fermento dell'arte contemporanea italiana quanto D'Ars Agency. Il bollettino numero 2 dell'anno IV, pubblicato tra il 15 marzo e il 10 maggio 1963, si distingue per una copertina che è documento e opera insieme: una composizione firmata e datata 1961 da Giuseppe Capogrossi, maestro indiscusso dell'astrazione europea e cofondatore del Gruppo Origine.
Note bibliografiche
D'Ars Agency nacque a Milano nel 1960 come strumento di informazione e promozione dell'arte contemporanea, in un momento in cui la città lombarda si affermava come epicentro del dibattito artistico italiano. Il periodico si proponeva di colmare il vuoto tra gallerie, collezionisti e pubblico colto, offrendo aggiornamenti su mostre, movimenti e protagonisti della scena artistica nazionale e internazionale. Il formato del bollettino, agile e informativo, permetteva una diffusione capillare presso addetti ai lavori e appassionati. La scelta di affidare le copertine ad artisti di primo piano trasformava ogni numero in un piccolo multiplo d'artista, elevando il periodico oltre la sua funzione meramente informativa. Giuseppe Capogrossi (Roma, 1900-1972) era all'epoca una figura di assoluto rilievo: dopo una formazione accademica tradizionale, aveva compiuto negli anni Cinquanta una svolta radicale verso l'astrazione, elaborando un alfabeto visivo fatto di segni archetipici ripetuti ossessivamente. Cofondatore nel 1951 del Gruppo Origine insieme a Alberto Burri, Ettore Colla e Mario Ballocco, Capogrossi aveva esposto alla Biennale di Venezia e in importanti gallerie europee, affermandosi come uno dei protagonisti dell'arte informale italiana.
Provenienza e stato di conservazione
L'esemplare in esame proviene da una collezione privata italiana e si presenta in buona conservazione generale, con la naturale patina del tempo che caratterizza le pubblicazioni periodiche degli anni Sessanta. La copertina, elemento di maggior pregio, mostra i celebri 'segni' capogrossiani: forme a forchetta in nero, rosso e verde su fondo chiaro, disposte secondo quella logica seriale e ritmica che costituisce il nucleo della poetica dell'artista. La firma e la datazione 1961 attestano che la composizione fu realizzata due anni prima della pubblicazione del bollettino, probabilmente concessa dall'artista o dalla galleria che lo rappresentava. Le pagine interne conservano l'integrità strutturale, con minimi segni d'uso compatibili con l'età e la natura effimera del supporto cartaceo. Non si rilevano strappi, mancanze o interventi di restauro. La rilegatura a punto metallico, tipica dei periodici dell'epoca, è integra. Trattandosi di materiale editoriale destinato alla consultazione e non alla conservazione archivistica, la sopravvivenza in condizioni discrete di un esemplare di oltre sessant'anni rappresenta di per sé un elemento di interesse per collezionisti e studiosi.
Valore di mercato
La valutazione BookOracle colloca questo bollettino nella fascia 35-55 €, con un indice di rarità discreto (45/100). Il mercato dei periodici d'arte italiani degli anni Sessanta è segmentato e specialistico: i prezzi dipendono dalla notorietà della testata, dalla presenza di contributi o illustrazioni di artisti affermati, dallo stato di conservazione e dalla completezza di eventuali serie. D'Ars Agency, pur essendo una pubblicazione di nicchia, beneficia dell'interesse crescente per la documentazione storica dell'arte informale e per i multipli d'artista ante litteram. La presenza della copertina di Capogrossi costituisce l'elemento di maggior valore: opere su carta dell'artista romano, anche di piccolo formato o a tiratura, raggiungono quotazioni significative nel mercato dell'arte. Tuttavia, trattandosi di una riproduzione editoriale e non di un'opera originale firmata e numerata, il valore resta contenuto. Comparabili reperibili su piattaforme specializzate come Maremagnum, AbeBooks e Catawiki confermano questa fascia di prezzo per periodici d'arte italiani degli anni Sessanta con copertine illustrate da artisti noti. Esemplari di testate più celebri o in condizioni eccezionali possono superare i 100 €, mentre numeri privi di particolare interesse iconografico si attestano sotto i 30 €. La rarità discreta riflette una disponibilità limitata ma non eccezionale: D'Ars Agency ebbe una diffusione circoscritta, ma non così ristretta da rendere ogni numero introvabile.
Perché conta
Al di là del valore venale, questo bollettino rappresenta una testimonianza preziosa di un momento cruciale per l'arte italiana. Il 1963 fu un anno di consolidamento per l'astrazione informale, già avviata verso una fase di riflessione critica e storicizzazione. Capogrossi, all'apice della maturità artistica, continuava a declinare il suo vocabolario di segni con rigore quasi ossessivo, dimostrando che la ripetizione poteva generare infinite variazioni. La scelta di D'Ars Agency di affidare a lui la copertina testimonia il riconoscimento istituzionale di cui godeva, ma anche la volontà del periodico di porsi come interlocutore qualificato nel dibattito artistico. Per collezionisti e studiosi, questo tipo di materiale effimero offre uno spaccato insostituibile sulla circolazione delle idee, sulle dinamiche del mercato dell'arte e sul ruolo delle pubblicazioni specializzate nella costruzione del canone. In un'epoca in cui l'informazione artistica viaggiava principalmente su carta stampata, bollettini come D'Ars Agency erano strumenti di formazione del gusto e di orientamento per acquirenti e appassionati. Conservare e valorizzare questi documenti significa preservare la memoria di un sistema dell'arte ormai tramontato, ma le cui tracce continuano a illuminare il presente.
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