Manifesto DMA 1972 di Giuseppe Santomaso con dedica a Milena Milani
Litografia originale per la retrospettiva texana, autografata per la critica veneziana: documento dell'informale italiano negli Stati Uniti
Nel febbraio 1972, mentre Giuseppe Santomaso attraversava la Svizzera per una serie di esposizioni, firmò e dedicò questo manifesto litografico a Milena Milani, figura chiave della critica d'arte veneziana del dopoguerra. Il gesto, apparentemente privato, trasforma un'effimera grafica espositiva in testimonianza stratificata: dell'informale maturo di Santomaso, della sua circolazione transatlantica e dei legami intellettuali che sostenevano l'avanguardia italiana negli anni Settanta.
Il manifesto annunciava la retrospettiva al Dallas Museum of Art, tappa significativa nella ricezione americana di Santomaso. La composizione litografica presenta la sintassi gestuale che l'artista aveva consolidato nel decennio precedente: una massa nera dominante struttura il campo visivo, mentre tocchi di rosso vivido e blu ceruleo forniscono contrappunti cromatici. È l'informale veneziano nella sua maturità, lontano dalle urgenze esistenziali degli anni Cinquanta ma fedele a una concezione della pittura come evento cromatico e spaziale.
Note bibliografiche
Giuseppe Santomaso (Venezia 1907–1990) appartiene alla generazione che rifondò la pittura italiana dopo la Seconda guerra mondiale. Cofondatore del Fronte Nuovo delle Arti nel 1946 insieme a Vedova, Birolli e Morlotti, Santomaso sviluppò un linguaggio astratto che conservava memoria della luce e dello spazio lagunare. La sua partecipazione alle Biennali di Venezia (Sala personale 1954, Gran Premio 1958) e le mostre internazionali consolidarono una reputazione che negli anni Settanta si estendeva stabilmente oltre l'Europa.
I manifesti espositivi di Santomaso occupano una posizione particolare nella sua produzione grafica. A differenza delle stampe d'arte autonome, questi fogli nascevano come strumenti promozionali ma spesso incorporavano composizioni litografiche originali, non riproduzioni. Il formato poster permetteva a Santomaso di lavorare su scala intermedia tra il foglio da stampa e la tela, producendo opere grafiche che documentano fasi specifiche della sua evoluzione stilistica.
La retrospettiva del Dallas Museum of Art si inseriva in una strategia di diffusione dell'arte italiana contemporanea negli Stati Uniti, sostenuta dal Ministero degli Affari Esteri e da istituzioni culturali italo-americane. Per artisti come Santomaso, queste esposizioni rappresentavano occasioni di visibilità in un mercato ancora dominato dall'Espressionismo Astratto americano.
Provenienza e stato di conservazione
La dedica autografa 'a Milena con molta amicizia' e la datazione 'St. Gallen 72-2' forniscono coordinate precise. Milena Milani (1922–2013), scrittrice, critica e collezionista, fu moglie di Carlo Cardazzo, fondatore della Galleria del Cavallino e della Galleria del Naviglio, epicentri dell'arte contemporanea veneziana. Dopo la morte di Cardazzo nel 1963, Milani continuò a svolgere un ruolo centrale nella promozione dell'avanguardia italiana, mantenendo rapporti personali e professionali con artisti della generazione di Santomaso.
La datazione 'St. Gallen 72-2' (febbraio 1972) suggerisce che l'iscrizione fu aggiunta durante attività espositive svizzere di Santomaso, probabilmente in occasione di un incontro con Milani. San Gallo, centro culturale della Svizzera orientale, ospitava regolarmente mostre di arte italiana contemporanea. L'annotazione geografica conferisce al manifesto carattere di documento itinerante, testimone della mobilità degli artisti e dei loro network nel sistema dell'arte internazionale.
Lo stato di conservazione appare buono per un manifesto di cinquant'anni. I margini mostrano segni di manipolazione coerenti con la storia dell'oggetto: pieghe leggere, minime abrasioni agli angoli, nulla che comprometta l'integrità dell'immagine o la leggibilità della dedica. L'inchiostro litografico mantiene intensità cromatica, particolare rilevante per la valutazione di grafiche informali dove la qualità della materia pittorica è costitutiva del significato.
Valore di mercato
La valutazione di 800-1.400 € riflette la posizione intermedia di questo oggetto tra grafica d'arte e documento storico. I manifesti espositivi di Santomaso, quando privi di dediche, si collocano nella fascia 300-600 € nei cataloghi di aste specializzate in grafica del Novecento italiano. La presenza della dedica a Milena Milani e la datazione autografa incrementano significativamente il valore, portando l'oggetto in una categoria superiore.
I comparables disponibili su piattaforme come MutualArt e Artnet mostrano che le litografie firmate di Santomaso degli anni Settanta oscillano tra 600 € e 2.000 €, con variazioni determinate da dimensioni, tiratura e qualità compositiva. I manifesti con dediche a figure documentate del mondo dell'arte raggiungono premi superiori del 40-60% rispetto agli esemplari anonimi, per l'interesse collezionistico verso la storia delle relazioni artistiche.
Le aste Wannenes dedicate alla grafica novecentesca italiana hanno registrato negli ultimi tre anni un interesse crescente per materiali documentari dell'informale veneziano, con incrementi medi del 15-20% per oggetti con provenienza tracciabile. Il mercato premia particolarmente i fogli che connettono artisti e critici, testimoniando reti intellettuali oltre che qualità estetica.
Il punteggio di rarità 62/100 (indice discreto) riconosce che, pur non trattandosi di un'opera unica, la combinazione di dedica autografa, destinatario documentato e contesto espositivo internazionale conferisce al manifesto una specificità che lo distingue dalle tirature standard.
Perché conta
Questo manifesto documenta un momento di transizione nella ricezione internazionale dell'arte italiana. Nel 1972, mentre l'Arte Povera conquistava attenzione critica, artisti della generazione precedente come Santomaso consolidavano presenza istituzionale negli Stati Uniti. La retrospettiva di Dallas rappresentava riconoscimento museale per un linguaggio pittorico che, vent'anni dopo le prime affermazioni, manteneva coerenza e vitalità.
La dedica a Milena Milani stratifica significati ulteriori. Milani non fu semplice testimone dell'avanguardia veneziana: fu protagonista attiva, collezionista, organizzatrice, memoria vivente di un sistema dell'arte costruito su relazioni personali prima che su meccanismi di mercato. Un manifesto a lei dedicato diventa frammento di quella storia relazionale, documento di amicizie che sostenevano carriere e movimenti.
Per il collezionismo contemporaneo, oggetti come questo offrono accesso tangibile a narrazioni storiche altrimenti ricostruibili solo attraverso fonti archivistiche. Il manifesto è simultaneamente opera grafica, autografo, documento espositivo e testimonianza biografica. La sua modestia materiale – un foglio di carta stampata – contrasta con la densità informativa che porta. È precisamente questa stratificazione a renderlo interessante per collezioni che privilegiano la storia dell'arte come storia di persone, luoghi e circolazioni oltre che di forme e stili.
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