Zancanaro, 12 Litografie: rarità della Stamperia del Cavallino (1950)
Cartella completa con dodici litografie originali, esemplare 117/150, stampata a mano da Giuseppe Rosa per le Edizioni del Cavallino di Venezia
Nel panorama dell'editoria d'arte italiana del secondo dopoguerra, poche imprese editoriali hanno saputo coniugare rigore filologico e audacia estetica come le Edizioni del Cavallino di Venezia. Questa cartella di dodici litografie originali di Tono Zancanaro, stampata nel settembre 1950, rappresenta un vertice di quella stagione irripetibile: un incontro tra il genio grafico di uno dei più grandi incisori del Novecento italiano e la maestria artigianale della Stamperia del Cavallino, sotto la direzione illuminata di Carlo Cardazzo.
L'esemplare in esame, numerato 117 su una tiratura limitata a centocinquanta copie, conserva intatta la forza espressiva del segno zancanariano: quel tratto sensuale, ironico, talora grottesco che ha reso l'artista vicentino uno dei protagonisti indiscussi della grafica italiana tra le due guerre e oltre. La copertina illustrata, con le sue figure femminili e il cavallino stilizzato emblema della galleria, introduce un corpus di dodici fogli che documentano la piena maturità stilistica di Zancanaro, capace di fondere echi espressionisti con una vena narrativa tutta italiana.
Note bibliografiche
La cartella fu pubblicata dalle Edizioni del Cavallino nel settembre 1950, in un momento cruciale per la ripresa culturale veneziana. Carlo Cardazzo, fondatore della Galleria del Cavallino nel 1942, aveva trasformato lo spazio espositivo in un laboratorio editoriale di prim'ordine, affiancando alle mostre una produzione libraria e grafica che avrebbe segnato il gusto dell'epoca. Accanto a Zancanaro, il Cavallino pubblicò opere di Giorgio Morandi, Massimo Campigli, Zoran Mušič, Giuseppe Santomaso e altri maestri, creando un catalogo che oggi costituisce un capitolo imprescindibile della bibliografia artistica italiana del Novecento.
Le dodici litografie furono stampate al torchio a mano dal litografo Giuseppe Rosa, figura chiave nella storia della stampa d'arte veneziana. Rosa lavorò a stretto contatto con gli artisti, garantendo quella fedeltà cromatica e quella ricchezza di sfumature che solo la litografia artigianale può offrire. Dopo la tiratura, le pietre furono distrutte, conferendo all'edizione un carattere di definitiva unicità: prassi consueta nelle edizioni di pregio, ma qui documentata con particolare scrupolo.
Ogni esemplare reca la firma autografa di Zancanaro e il numero progressivo, elementi che ne attestano l'autenticità e ne accrescono il valore collezionistico. La numerazione 117/150 colloca questo esemplare nella seconda metà della tiratura, fascia spesso preferita dai bibliofili per la maggiore stabilità del processo di stampa.
Provenienza e stato di conservazione
La cartella si presenta completa di tutti i dodici fogli litografici, condizione tutt'altro che scontata per un'opera che ha attraversato oltre settant'anni di storia. Non di rado, infatti, le cartelle d'artista vengono smembrate per la vendita dei singoli fogli, pratica che ne compromette irrimediabilmente l'integrità bibliografica e il valore documentario.
La copertina illustrata, elemento distintivo dell'edizione, conserva il caratteristico tratto zancanariano: le figure femminili, trattate con quella sensualità ironica che percorre tutta l'opera dell'artista, dialogano con il cavallino stilizzato, marchio di fabbrica della galleria veneziana. Il segno è nitido, le campiture cromatiche ben conservate, segno di una custodia attenta nel corso dei decenni.
Non si dispone di documentazione archivistica sulla prima collocazione dell'esemplare, circostanza comune per le edizioni del Cavallino distribuite attraverso circuiti collezionistici privati. L'assenza di ex libris o timbri di provenienza suggerisce un passaggio diretto dall'editore al primo proprietario, prassi frequente per le tirature numerate destinate a una cerchia ristretta di intenditori.
Valore di mercato
La valutazione BookOracle colloca questa cartella nella fascia 580-950 €, con un indice di rarità elevato (78/100). Il range riflette la compresenza di fattori favorevoli: completezza dell'opera, firma e numerazione autografe, provenienza editoriale certificata, stato di conservazione soddisfacente.
Il mercato delle edizioni del Cavallino ha conosciuto negli ultimi anni un rinnovato interesse, alimentato dalla riscoperta critica della stagione cardazziana e dalla crescente attenzione per la grafica d'autore del Novecento italiano. Le cartelle complete di Zancanaro, in particolare, sono divenute sempre più rare: molti esemplari sono confluiti in collezioni istituzionali o sono stati smembrati, riducendo l'offerta sul mercato antiquario.
Fonti consultate presso Maremagnum, AbeBooks, Finarte Milano, Il Ponte Casa d'Aste e Bloomsbury Roma confermano una domanda sostenuta per le edizioni del Cavallino in condizioni analoghe. Esemplari comparabili di Zancanaro, quando completi e firmati, hanno raggiunto in asta valori compresi tra 600 e 1.200 €, con punte superiori per copie in stato eccezionale o con provenienze illustri.
La fascia inferiore della stima (580 €) tiene conto di eventuali difetti minori non immediatamente evidenti nella descrizione; la fascia superiore (950 €) riflette il potenziale di mercato per un esemplare ben conservato, completo e documentato. In un contesto di asta specializzata o di vendita a collezionista privato, il valore potrebbe attestarsi sulla parte alta del range.
Perché conta
Questa cartella di Zancanaro non è soltanto un oggetto da collezione: è un documento storico, testimonianza di un momento irripetibile nella cultura artistica italiana. Il 1950 segna l'apice della collaborazione tra Cardazzo e gli artisti della sua scuderia, in un clima di fervore creativo che avrebbe influenzato l'intera scena artistica europea.
Zancanaro, formatosi negli anni Venti e Trenta tra Vicenza e Venezia, aveva attraversato il Ventennio senza cedere alle lusinghe del regime, mantenendo una cifra stilistica autonoma, ironica, talora dissacrante. Le sue litografie degli anni Cinquanta documentano una maturità espressiva che fonde echi espressionisti con una vena narrativa profondamente italiana, anticipando sviluppi che avrebbero trovato eco nella grafica europea degli anni Sessanta.
La Stamperia del Cavallino, sotto la guida di Giuseppe Rosa, rappresentò un modello di eccellenza artigianale che oggi appare quasi anacronistico: ogni foglio era il frutto di un dialogo serrato tra artista e stampatore, in un processo che richiedeva tempo, competenza, passione. La distruzione delle pietre dopo la tiratura non era soltanto una garanzia di rarità, ma un atto di rispetto verso l'opera e verso il collezionista, una dichiarazione di intenti che oggi risuona con forza particolare.
Per il collezionista contemporaneo, possedere una cartella completa del Cavallino significa entrare in dialogo con quella stagione, custodire un frammento di storia culturale che continua a interrogarci. In un'epoca di riproducibilità infinita, queste centocinquanta copie firmate e numerate restano un baluardo di autenticità, un invito a guardare, toccare, comprendere.
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